Il Giornale di Vicenza

Posted By Petra Magoni / Press / 1 commento


Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.
Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.
Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.

Comments

comments

1 commento

autofiorenti indoor

08.03.2014, 10:44

Ciao ​​Sono molto grato lieta Ho trovato la tua pagina sito web ,
ho davvero trovato da incidente , mentre sttavo cerca
su Askjeeve per qualcos’altro , Ciononostante Comunque io sono qui adesso e vorrei solo dire ringrazio di tremendo posfale e un tutto emozionante blog (mi piace anche il tema / design ) , non ho tempo di leggere attraverso Elenco guardare oltre tutto al minuto attimo ma
ho salvato e incluso aggiunto il tuo feed RSS , così
quando ho tempo sarò di nuovo a leggere molto di più , prego tenere
il impressionante b .