Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni, Ares Tavolazzi

Prodotto da Prima o Poi
LabelRadio Fandango
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Cime Domestiche

  1. Serenata Trentina
  2. La Cava
  3. La Filandera
  4. Col Fazzoletto In Mano /Oi Capitano
  5. La Serva
  6. Tuti I Me Dis
  7. America
  8. La Povera Rosetta
  9. Salve Regina
  10. Senti Il Martello
  11. Oi Cara Mamma
  12. Angiolina Del Cuore Mio
  13. Il Magnano
  14. Il Tuo Fazzolettino
  15. La Vien Giù Dale Montagne
  16. Ninna Nanna
  17. Bel Lingaz
  18. E La Bela Violeta

Canti di montagna in versione jazz-rock

CIME DOMESTICHE è uno straordinario tributo ai canti delle donne montane e, in particolare, trentine. A rivisitare quel repertorio, con originalità e altrettanto rispetto delle tradizioni, ci sono: Paolo Benvegnù (voce, chitarre), Monica Demuru (voce), Petra Magoni (voce) e Ares Tavolazzi (contrabbasso, basso, effettistica, voce). Sono canti che svelano l’universo della gente di montagna e i suoi mutamenti nel passaggio dal mondo agro-pastorale del passato a quello moderno. Amore, morte, tradimenti, fedeltà, partenze, ritorni, lavoro e preghiera rivivono attraverso un’appassionata interpretazione.

“Dal mito della guerra bianca alla retorica dell’alpinismo, dal sacrificio degli alpini alle gesta dei “conquistatori dell’inutile” nessun altro simbolo geografico ha conservato valenze cosi’ maschili come la montagna. /… / A guardar bene e ad ascoltare, ma soprattutto alla luce degli studi sull’ emigrazione, si delinea un quadro diverso, talvolta addirittura rovesciato. Non tanto perche’ le donne venivano lasciate sole per gran parte dell’anno a sfruttare le magre risorse di terre desolate e primitive, ma piuttosto perche’ hanno avuto la possibilita’ di sperimentare, prima che altrove, un’ inconsueta parita’ di condizioni nel lavoro e un’ altrettanto inconsueta autonomia. Montagne al femminile, cime domestiche: e’ la premessa di un’altra storia. Quella delle donne pastore, contadine, portatrici e anche “bestie da soma a due zampe”, guide per turisti, vecchie a trent’anni, in possesso di dote, ereditiere, non particolarmente oppresse dai valori dell’onore e della verginita’, padrone del villaggio – in assenza di maschi -, virago rurali, capofamiglie, ma anche operaie in filanda o in fabbrica, emigranti in America, Svizzera, Belgio, Canada, Inghilterra, Australia… domestiche, cameriere, balie preziose, a cantar la ninna nanna a bimbi altrui per far campare i propri lontani. Anche nella solitudine bastava una voce e un coro si formava in un attimo, melodie note, sapienza polifonica. Qui ci si occupa dei canti delle donne e per le donne montane e trentine. Qui scopriamo la rappresentazione che hanno fatto di se’ uomini e donne a voce piena, controllata o rude. Questi canti tracciano il passaggio dal mondo agro-pastorale del passato al mondo moderno. Amore, morte, tradimento, fedelta’, partenze, ritorni, lavoro e preghiera. Canti rifatti, scoperti a modo nostro, da fuori, come per risvegliarne un’intenzione a volte logorata dall’uso. L’altra storia, quella dei canti tradizionali, e’ poi, in fondo, la storia del loro abbandono. E noi li celebriamo”.

Un cantautore indie-rock (Paolo Benvegnù), un’attrice teatrale (Monica Demuru), una cantante jazz-pop (Petra Magoni) ed un contrabbassista jazz sperimentale (Ares Tavolazzi) “Cime Domestiche” è un progetto che nasce dall’unione di questi quattro artisti, allo scopo di omaggiare la musica corale delle popolazioni montane.

Non sono i brani più noti del repertorio di “noialtri alpin”, ma si tratta dei canti delle donne montane trentine a cui viene fatto un trattamento che oscilla tra il jazz e la musica d’avanguardia. Vocalese puro in certi momenti e ricami di voci anche dissonanti in altri, con il contrabbasso di Tavolazzi quasi sempre come solo accompagnamento.

Nato da uno spettacolo dal vivo dell’agosto 2006 per la rassegna di musica d’autore “I suoni delle dolomiti” che si svolge sulle vette delle montagne del Trentino , “Cime domestiche” è una magia, l’incanto di qualcosa di insolito, di atipico. Chi il 6 agosto 2006 è stato in Val di Fassa (Rifugio Monti Pallidi), lungo quel pomeriggio uggioso e freddissimo, ma macchiato di sole, ha raccolto gemme, ha avuto un privilegio che questo disco ha reso tangibile, tramandabile. Ma serve trasporto e un angolo di intimo silenzio per poterne godere appieno.