Live a Tirana

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È uscito per Natale Live a Tirana, l’ultimo disco di Musica Nuda. Uno splendido omaggio al caloroso pubblico albanese, protagonista del miglior concerto del Banda Larga Tour 2013.

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Il Giornale di Vicenza

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Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.
Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.
Che sogno
questo Sogno!
E Puck
canta Modugno
TEATRO. A Lonigo il riuscitissimo esperimento firmato da Gioele Dix. Affidare Shakespeare ai comici televisivi? Un “azzardo” che paga: la bravura vale risate e applausi
23/01/2012 E-MAILPRINT
A

Petra Magoni è un folletto Puck dalla voce tersa: con la libertà di un elfo canta Modugno e Buscaglione
Lino Zonin
LONIGO
È lecito affidare Shakespeare ai comici televisivi? Vedendo il Sogno di una notte di mezza estate che Gioele Dix ha allestito portando sul palcoscenico alcuni volti noti di Zelig e che, dopo l’esordio all’estate teatrale veronese, ha inaugurato al Comunale di Lonigo la tournee invernale, viene da dire senz’altro di sì.
È vero che il Sogno è l’opera più festosa e meno problematica tra quelle scritte dal Bardo e che, in forma maggiore rispetto a tutte le altre, si presta a delle fantasiose manipolazioni, ma il pericolo in questo caso era che la verve di tanti cabarettisti messi assieme, diretti da un attore più navigato ma proveniente dal medesimo comparto artistico, si potesse trasformare in una goliardata nella quale le alate parole scespiriane lasciassero il posto a frizzi e lazzi di ben inferiore portata poetica. Invece a Dix è riuscito il mezzo miracolo di rispettare sia le particolari caratteristiche comiche dei suoi attori, sia l’impianto narrativo e la magica atmosfera del Sogno. Così, mantenendosi nel binario tracciato dai quattro diversi piani narrativi – il ricevimento per le nozze tra i duchi di Atene Teseo e Ippolita, le ambasce amorose dei quattro fidanzatini Ermia, Demetrio, Elena e Lisandro, la lite furibonda tra il mago Oberon e la regina delle fate Titania per l’affidamento di un misterioso ragazzo indiano, la recita che un gruppo di guitti sta preparando per la festa di matrimonio – il regista non solo rende omaggio al genio dell’Autore ma approfitta dell’abbondanza di ruoli per offrire ai suoi comici la possibilità di cimentarsi in più parti e di mettere in mostra ognuno le diverse qualità di interprete.
Corrado Nuzzo e Maria De Biase litigano tra loro sia come Teseo e Ippolita che come Oberon e Titania. Il duca di Atene è un gagà un po’ ingenuo, la sua fresca consorte una svampita mezzo alcolizzata che, in onore al suo nome, regge sull’acconciatura una testa di cavallo. Oberon è un trafficone che fa uso di sostanze e Titania una figlia dei fiori fuori tempo massimo. Alessandro Betti, Katia Follesa, Maurizio Lastrico e Marta Zoboli sono le vittime dell’incantesimo amoroso che trasforma in incubo il loro sogno d’estate. I quattro, assieme a Marco Silvestri, interprete di Bottom, il sempliciotto che funge da anello di congiunzione tra il mondo delle fate e la realtà degli uomini, sono anche gli attori chiamati ad allietare i duchi con la rappresentazione di una “lacrimevole” tragedia. Questa parte del testo è fatta apposta per offrire agli attori, fino a quel punto costretti a sottostare alle precise esigenze del copione, la possibilità di sbizzarrirsi con le più fantasiose improvvisazioni. I comici di Zelig approdano alla scena finale con la voglia palese di liberarsi da ogni fardello e di tornare alle origini del cabaret puro. E allora la vicenda di Piramo e Tisbe, del Leone, del Muro, del Chiaro di Luna e della Tomba di Nino diventa un carosello di trovate, battute e doppi sensi che fa sbellicare dalle risa la platea.
Nella lista dei personaggi fin qui elencati manca Puck, il folletto che agli ordini di Oberon incanta e inganna uomini e fate. Il ruolo è affidato a Petra Magoni, limpidissima voce canora che con varie melodie cuce tra di loro le diverse parti dello spettacolo. Accompagnata al contrabbasso da Ferruccio Spinetti, bravo nel ricavare dal suo voluminoso e poco duttile strumento una accattivante colonna sonora, Petra/Puck spazia con la libertà di un elfo nel repertorio musicale pescando canzoni di Harold Arlen, Gloria Gaynor, Domenico Modugno, Fred Buscaglione, Ivano Fossati, quest’ultimo perfetto per descrivere il “maledetto muro” che divide Piramo e Tisbe.
Il pubblico del Comunale leoniceno segue divertito la recita, ride e alla fine applaude lungamente gli attori.

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Corriere del Veneto

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LO SPETTACOLO
Gioele Dix e un «Sogno»
tutto da ridere
Applausi venerdì al Gran Teatro Geox di Padova per l’adattamento del classico shakespeariano

Una scena dello spettacolo

PADOVA – Gioele Dix l’aveva detto che il suo Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare avrebbe fatto ridere. E ha mantenuto la promessa, venerdì sera al Gran Teatro Geox di Padova. L’azzardo c’era tutto. Soprattutto sulla carta. Il cast infatti è integralmente composto da comici (di livello) che hanno già fatto ridere milioni e milioni di persone attraverso il piccolo schermo in trasmissioni come «Zelig», «Zelig Circus» e «Zelig Off». Un azzardo limitato dal fatto che molti dei comici un passato in teatro (non solo cabaret) l’hanno avuto, ma comunque un azzardo visto che il pubblico è abituato a vedere gli stessi attori rinchiusi in personaggi da poche battute. Alessandro Betti interpreta il doppio ruolo di Flute e Demetrio, Maria Di Biase quello di Titania e Ippolita, Katia Follesa veste i panni di Quince ed Ermia, Maurizio Lastrico è Snug e Lisandro, Corrado Nuzzo si presta per Oberon e Teseo, Marco Silvestri invece è il volto di Bottom ed Egeo e Marta Zoboli recita nelle vesti di Snout ed Elena.

Il ruolo, delicatissimo, del folletto Puck è affidato alla cantante Petra Magoni sempre in scena con il partner musicale Ferruccio Spinetti (il Contrabbassista). Le scenografie di Francesca Pedrotti sono funzionali ad una narrazione su misura dei doppi ruoli degli attori in scena (ruoli minori sono stati eliminati nell’adattamento). Il testo shakespeariano è addomesticato dalla traduzione e dall’adattamento di Gioele Dix e Nicola Fasano, reso attuale e popolare senza essere stravolto, stessa operazione compiuta con una regia estremamente efficace (sempre di Dix). Alla fine lo spettacolo dal «cuore veneto», nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Verona e la produzione Bananas di Zelig proprio il Festival shakespeariano di Verona, ha centrato appieno l’obiettivo di restituire alla commedia di William Shakespeare la popolarità originaria. Tutti sono promossi, con voti particolarmente alti per il regista, la coppia Nuzzo-Di Biase e Petra Magoni. Il suo Puck è radioso, furbetto e saltellante, e la sua voce in grado di far vivere appieno il Sogno di una notte di mezza estate.

Francesco Verni
21 gennaio 2012LO SPETTACOLO
Gioele Dix e un «Sogno»
tutto da ridere
Applausi venerdì al Gran Teatro Geox di Padova per l’adattamento del classico shakespeariano

Una scena dello spettacolo

PADOVA – Gioele Dix l’aveva detto che il suo Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare avrebbe fatto ridere. E ha mantenuto la promessa, venerdì sera al Gran Teatro Geox di Padova. L’azzardo c’era tutto. Soprattutto sulla carta. Il cast infatti è integralmente composto da comici (di livello) che hanno già fatto ridere milioni e milioni di persone attraverso il piccolo schermo in trasmissioni come «Zelig», «Zelig Circus» e «Zelig Off». Un azzardo limitato dal fatto che molti dei comici un passato in teatro (non solo cabaret) l’hanno avuto, ma comunque un azzardo visto che il pubblico è abituato a vedere gli stessi attori rinchiusi in personaggi da poche battute. Alessandro Betti interpreta il doppio ruolo di Flute e Demetrio, Maria Di Biase quello di Titania e Ippolita, Katia Follesa veste i panni di Quince ed Ermia, Maurizio Lastrico è Snug e Lisandro, Corrado Nuzzo si presta per Oberon e Teseo, Marco Silvestri invece è il volto di Bottom ed Egeo e Marta Zoboli recita nelle vesti di Snout ed Elena.

Il ruolo, delicatissimo, del folletto Puck è affidato alla cantante Petra Magoni sempre in scena con il partner musicale Ferruccio Spinetti (il Contrabbassista). Le scenografie di Francesca Pedrotti sono funzionali ad una narrazione su misura dei doppi ruoli degli attori in scena (ruoli minori sono stati eliminati nell’adattamento). Il testo shakespeariano è addomesticato dalla traduzione e dall’adattamento di Gioele Dix e Nicola Fasano, reso attuale e popolare senza essere stravolto, stessa operazione compiuta con una regia estremamente efficace (sempre di Dix). Alla fine lo spettacolo dal «cuore veneto», nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Verona e la produzione Bananas di Zelig proprio il Festival shakespeariano di Verona, ha centrato appieno l’obiettivo di restituire alla commedia di William Shakespeare la popolarità originaria. Tutti sono promossi, con voti particolarmente alti per il regista, la coppia Nuzzo-Di Biase e Petra Magoni. Il suo Puck è radioso, furbetto e saltellante, e la sua voce in grado di far vivere appieno il Sogno di una notte di mezza estate.

Francesco Verni
21 gennaio 2012LO SPETTACOLO
Gioele Dix e un «Sogno»
tutto da ridere
Applausi venerdì al Gran Teatro Geox di Padova per l’adattamento del classico shakespeariano

Una scena dello spettacolo

PADOVA – Gioele Dix l’aveva detto che il suo Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare avrebbe fatto ridere. E ha mantenuto la promessa, venerdì sera al Gran Teatro Geox di Padova. L’azzardo c’era tutto. Soprattutto sulla carta. Il cast infatti è integralmente composto da comici (di livello) che hanno già fatto ridere milioni e milioni di persone attraverso il piccolo schermo in trasmissioni come «Zelig», «Zelig Circus» e «Zelig Off». Un azzardo limitato dal fatto che molti dei comici un passato in teatro (non solo cabaret) l’hanno avuto, ma comunque un azzardo visto che il pubblico è abituato a vedere gli stessi attori rinchiusi in personaggi da poche battute. Alessandro Betti interpreta il doppio ruolo di Flute e Demetrio, Maria Di Biase quello di Titania e Ippolita, Katia Follesa veste i panni di Quince ed Ermia, Maurizio Lastrico è Snug e Lisandro, Corrado Nuzzo si presta per Oberon e Teseo, Marco Silvestri invece è il volto di Bottom ed Egeo e Marta Zoboli recita nelle vesti di Snout ed Elena.

Il ruolo, delicatissimo, del folletto Puck è affidato alla cantante Petra Magoni sempre in scena con il partner musicale Ferruccio Spinetti (il Contrabbassista). Le scenografie di Francesca Pedrotti sono funzionali ad una narrazione su misura dei doppi ruoli degli attori in scena (ruoli minori sono stati eliminati nell’adattamento). Il testo shakespeariano è addomesticato dalla traduzione e dall’adattamento di Gioele Dix e Nicola Fasano, reso attuale e popolare senza essere stravolto, stessa operazione compiuta con una regia estremamente efficace (sempre di Dix). Alla fine lo spettacolo dal «cuore veneto», nato dalla collaborazione tra il Teatro Stabile di Verona e la produzione Bananas di Zelig proprio il Festival shakespeariano di Verona, ha centrato appieno l’obiettivo di restituire alla commedia di William Shakespeare la popolarità originaria. Tutti sono promossi, con voti particolarmente alti per il regista, la coppia Nuzzo-Di Biase e Petra Magoni. Il suo Puck è radioso, furbetto e saltellante, e la sua voce in grado di far vivere appieno il Sogno di una notte di mezza estate.

Francesco Verni
21 gennaio 2012

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Magoni e Spinetti «complici» senza alcun limite / L’Arena.it

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Lei e lui; una voce, un contrabbasso e nessun limite. È perfino troppo piccolo, il palco del teatro Nuovo per contenere Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. La coppia più originale del pop italiano (e non solo) si è presentata ieri sera in città per promuovere i brani del nuovo disco, Complici.

Scarica il PDFLei e lui; una voce, un contrabbasso e nessun limite. È perfino troppo piccolo, il palco del teatro Nuovo per contenere Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. La coppia più originale del pop italiano (e non solo) si è presentata ieri sera in città per promuovere i brani del nuovo disco, Complici.

Scarica il PDFLei e lui; una voce, un contrabbasso e nessun limite. È perfino troppo piccolo, il palco del teatro Nuovo per contenere Petra Magoni e Ferruccio Spinetti. La coppia più originale del pop italiano (e non solo) si è presentata ieri sera in città per promuovere i brani del nuovo disco, Complici.

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MUSICA NUDA

Posted By Petra Magoni / Press / Nessun commento

C’est à la suite d’un concert improvisé qu’est né le projet Musica
Nuda, lorsque Petra Magoni à la veille de la première date de son
mini-tour de chant se retrouva privée de son guitariste et unique
accompagnateur et fit appel au contrebassiste Ferruccio Spinetti pour
le remplacer au pied levé … Devant le succès remporté par ce concept
aussi original que réussi, les deux musiciens se trouveront très
rapidement un répertoire et s’en iront même enregistrer un premier
album, « Musica Nuda », en l’espace d’une demi-journée dans un
studio des environs de Pise. Cette musique spontanée, carrément mise
à nu, fera naître en moins de temps qu’il n’en faut pour le dire un véritable engouement populaire et c’est en continuant d’alimenter sa discographie que le duo y ira de ses nouveaux efforts, qu’ils soient doubles, live ou encore sous forme de DVD, le précédent se voyant même agrémenté par la complicité de quelques amis musiciens comme Higelin ou Sanseverino. Huit années après leurs premiers émois, Petra et Ferrucio sont restés complices et ils ne se privent
pas de le rappeler dans un quatrième album studio au titre sans équivoque.
Musica Nuda s’attache aujourd’hui à travailler dans la continuité de son oeuvre tout en lui insufflant un mélange ingénieux de retour aux sources et de grand vent de changement … Exit les duos prestigieux et les interventions inspirées, exit les covers grandissimes interprétées
avec un incommensurable talent, place aux compositions avec cette fois pas moins de dix titres originaux inédits écrits, co-écrits ou simplement offerts par des amis poètes et compositeurs, des pièces finement ciselées que seules trois reprises enchanteresses et une
géniale adaptation d’un non moins génial « Aria Sulla 4 Corda » viennent agrémenter de superbes souvenirs musicaux. De sa singularité artistique, Musica Nuda obtient une possibilité surprenante de travailler sur les silences, sur les nuances, et c’est en susurrant parfois à peine ses textes que Petra Magoni accompagne des notes tout juste caressées par Ferruccio Spinetti qui fait une fois encore preuve de délicatesse et de sensualité. Charmé par les « Una Notte Disperata », « Sentieri Strade Saluti » et autres « Rimandi », émoustillé par le délicieux dialogue de « Professionalità », l’auditeur retrouvera de temps à autres ses marques sur des titres comme « Mirza » de Nino Ferrer, « Mon Amour » d’Henri Salvador ou encore « Felicità » de Lucio Dalla et acclamera une fois de plus comme il se doit le talent de Musica Nuda qui a si bien su se mettre en valeur avec « Complici ». Tout simplement délicieux !C’est à la suite d’un concert improvisé qu’est né le projet Musica
Nuda, lorsque Petra Magoni à la veille de la première date de son
mini-tour de chant se retrouva privée de son guitariste et unique
accompagnateur et fit appel au contrebassiste Ferruccio Spinetti pour
le remplacer au pied levé … Devant le succès remporté par ce concept
aussi original que réussi, les deux musiciens se trouveront très
rapidement un répertoire et s’en iront même enregistrer un premier
album, « Musica Nuda », en l’espace d’une demi-journée dans un
studio des environs de Pise. Cette musique spontanée, carrément mise
à nu, fera naître en moins de temps qu’il n’en faut pour le dire un véritable engouement populaire et c’est en continuant d’alimenter sa discographie que le duo y ira de ses nouveaux efforts, qu’ils soient doubles, live ou encore sous forme de DVD, le précédent se voyant même agrémenté par la complicité de quelques amis musiciens comme Higelin ou Sanseverino. Huit années après leurs premiers émois, Petra et Ferrucio sont restés complices et ils ne se privent
pas de le rappeler dans un quatrième album studio au titre sans équivoque.
Musica Nuda s’attache aujourd’hui à travailler dans la continuité de son oeuvre tout en lui insufflant un mélange ingénieux de retour aux sources et de grand vent de changement … Exit les duos prestigieux et les interventions inspirées, exit les covers grandissimes interprétées
avec un incommensurable talent, place aux compositions avec cette fois pas moins de dix titres originaux inédits écrits, co-écrits ou simplement offerts par des amis poètes et compositeurs, des pièces finement ciselées que seules trois reprises enchanteresses et une
géniale adaptation d’un non moins génial « Aria Sulla 4 Corda » viennent agrémenter de superbes souvenirs musicaux. De sa singularité artistique, Musica Nuda obtient une possibilité surprenante de travailler sur les silences, sur les nuances, et c’est en susurrant parfois à peine ses textes que Petra Magoni accompagne des notes tout juste caressées par Ferruccio Spinetti qui fait une fois encore preuve de délicatesse et de sensualité. Charmé par les « Una Notte Disperata », « Sentieri Strade Saluti » et autres « Rimandi », émoustillé par le délicieux dialogue de « Professionalità », l’auditeur retrouvera de temps à autres ses marques sur des titres comme « Mirza » de Nino Ferrer, « Mon Amour » d’Henri Salvador ou encore « Felicità » de Lucio Dalla et acclamera une fois de plus comme il se doit le talent de Musica Nuda qui a si bien su se mettre en valeur avec « Complici ». Tout simplement délicieux !C’est à la suite d’un concert improvisé qu’est né le projet Musica
Nuda, lorsque Petra Magoni à la veille de la première date de son
mini-tour de chant se retrouva privée de son guitariste et unique
accompagnateur et fit appel au contrebassiste Ferruccio Spinetti pour
le remplacer au pied levé … Devant le succès remporté par ce concept
aussi original que réussi, les deux musiciens se trouveront très
rapidement un répertoire et s’en iront même enregistrer un premier
album, « Musica Nuda », en l’espace d’une demi-journée dans un
studio des environs de Pise. Cette musique spontanée, carrément mise
à nu, fera naître en moins de temps qu’il n’en faut pour le dire un véritable engouement populaire et c’est en continuant d’alimenter sa discographie que le duo y ira de ses nouveaux efforts, qu’ils soient doubles, live ou encore sous forme de DVD, le précédent se voyant même agrémenté par la complicité de quelques amis musiciens comme Higelin ou Sanseverino. Huit années après leurs premiers émois, Petra et Ferrucio sont restés complices et ils ne se privent
pas de le rappeler dans un quatrième album studio au titre sans équivoque.
Musica Nuda s’attache aujourd’hui à travailler dans la continuité de son oeuvre tout en lui insufflant un mélange ingénieux de retour aux sources et de grand vent de changement … Exit les duos prestigieux et les interventions inspirées, exit les covers grandissimes interprétées
avec un incommensurable talent, place aux compositions avec cette fois pas moins de dix titres originaux inédits écrits, co-écrits ou simplement offerts par des amis poètes et compositeurs, des pièces finement ciselées que seules trois reprises enchanteresses et une
géniale adaptation d’un non moins génial « Aria Sulla 4 Corda » viennent agrémenter de superbes souvenirs musicaux. De sa singularité artistique, Musica Nuda obtient une possibilité surprenante de travailler sur les silences, sur les nuances, et c’est en susurrant parfois à peine ses textes que Petra Magoni accompagne des notes tout juste caressées par Ferruccio Spinetti qui fait une fois encore preuve de délicatesse et de sensualité. Charmé par les « Una Notte Disperata », « Sentieri Strade Saluti » et autres « Rimandi », émoustillé par le délicieux dialogue de « Professionalità », l’auditeur retrouvera de temps à autres ses marques sur des titres comme « Mirza » de Nino Ferrer, « Mon Amour » d’Henri Salvador ou encore « Felicità » de Lucio Dalla et acclamera une fois de plus comme il se doit le talent de Musica Nuda qui a si bien su se mettre en valeur avec « Complici ». Tout simplement délicieux !

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Musique. L’auditorium sous le charme de Musica Nuda / LE TELEGRAMME.com

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Il aurait fallu pousser un peu les murs de l’auditorium pour ce nouveau concert proposé par le service culturel, jeudi soir. C’est dire si cette petite salle d’une centaine de places trouve vite ses limites. Et aussi que ce récital de Musica Nuda – duo italien qui sort de l’ombre et
commence à se faire bien connaître en Europe-, a un public à Douarnenez. En invitant ce genre de formation et en jouant la carte de l’ouverture culturelle vers des styles différents, le service culturel ouvre de nouvelles pistes. Même pour un jeudi soir, toutes les places étaient réservées et les responsables ont dû rajouter quelques chaises pour passer outre le guichet fermé. Durant pratiquement deux heures et juste avec une voix (mais quelle voix!….) et une contrebasse, Musica Nuda a conquis son auditoire.

Jubilation à l’état pur
Une voix (Petra Magoni) et une contrebasse (Ferrucio Spinetti), et le tour est joué pour un récital d’une Musica Nuda qui va à l’essentiel des rythmes et des mélodies souvent déjà entendues. Tandis que la première utilise son timbre comme un instrument et vit physiquement sa musique, le second donne le tempo et accompagne dans l’ombre, les envolées et les silences. On y passe avec une déconcertante facilité du chaleureux grave aux trilles stridentes, à la limite du cri. Et entre les deux, complicité et humour sont de mise et le public est interpellé, voire mis à contribution pour chanter et entrer dans la danse.

Classiques revisités
Lors de ce récital, Musica Nuda a offert quelques nouveautés que l’amateur retrouvera sur son CD qui doit sortir en mars prochain: «Vous avez une Fnac à Douarnenez?». Des mélodies parfois commentées avec humour et servies par la chaleur et la jubilation de la langue italienne. La reprise du «Z’avez pas vu Mirza?», de Nino Ferrer, a permis de délier les cordes vocales pour ensuite balader le public autour d’une amusante «Table dé la nuite». On a aimé
l’incursion chez Bizet avec le «Prends garde à toi» de Carmen et tout autant le «Like a virgin» de Madonna. À la fin du récital, la reprise de «Come together» des Beatles a fait mouche.
Quant à celle de «Ne me quitte pas», la prestation en italien était sans doute belle. Mais détrôner la puissance de Jacques Brel ou encore la force de Nina Simone restera, décidément, très difficile, tant il est sans doute des mélodies mythiques, réfractaires à toute reprise. Il reste que ce jeudi soir fut un très beau rendez-vous avec la nouveauté et la qualité. On en redemande.
· Hubert OrioneIl aurait fallu pousser un peu les murs de l’auditorium pour ce nouveau concert proposé par le service culturel, jeudi soir. C’est dire si cette petite salle d’une centaine de places trouve vite ses limites. Et aussi que ce récital de Musica Nuda – duo italien qui sort de l’ombre et
commence à se faire bien connaître en Europe-, a un public à Douarnenez. En invitant ce genre de formation et en jouant la carte de l’ouverture culturelle vers des styles différents, le service culturel ouvre de nouvelles pistes. Même pour un jeudi soir, toutes les places étaient réservées et les responsables ont dû rajouter quelques chaises pour passer outre le guichet fermé. Durant pratiquement deux heures et juste avec une voix (mais quelle voix!….) et une contrebasse, Musica Nuda a conquis son auditoire.

Jubilation à l’état pur
Une voix (Petra Magoni) et une contrebasse (Ferrucio Spinetti), et le tour est joué pour un récital d’une Musica Nuda qui va à l’essentiel des rythmes et des mélodies souvent déjà entendues. Tandis que la première utilise son timbre comme un instrument et vit physiquement sa musique, le second donne le tempo et accompagne dans l’ombre, les envolées et les silences. On y passe avec une déconcertante facilité du chaleureux grave aux trilles stridentes, à la limite du cri. Et entre les deux, complicité et humour sont de mise et le public est interpellé, voire mis à contribution pour chanter et entrer dans la danse.

Classiques revisités
Lors de ce récital, Musica Nuda a offert quelques nouveautés que l’amateur retrouvera sur son CD qui doit sortir en mars prochain: «Vous avez une Fnac à Douarnenez?». Des mélodies parfois commentées avec humour et servies par la chaleur et la jubilation de la langue italienne. La reprise du «Z’avez pas vu Mirza?», de Nino Ferrer, a permis de délier les cordes vocales pour ensuite balader le public autour d’une amusante «Table dé la nuite». On a aimé
l’incursion chez Bizet avec le «Prends garde à toi» de Carmen et tout autant le «Like a virgin» de Madonna. À la fin du récital, la reprise de «Come together» des Beatles a fait mouche.
Quant à celle de «Ne me quitte pas», la prestation en italien était sans doute belle. Mais détrôner la puissance de Jacques Brel ou encore la force de Nina Simone restera, décidément, très difficile, tant il est sans doute des mélodies mythiques, réfractaires à toute reprise. Il reste que ce jeudi soir fut un très beau rendez-vous avec la nouveauté et la qualité. On en redemande.
· Hubert OrioneIl aurait fallu pousser un peu les murs de l’auditorium pour ce nouveau concert proposé par le service culturel, jeudi soir. C’est dire si cette petite salle d’une centaine de places trouve vite ses limites. Et aussi que ce récital de Musica Nuda – duo italien qui sort de l’ombre et
commence à se faire bien connaître en Europe-, a un public à Douarnenez. En invitant ce genre de formation et en jouant la carte de l’ouverture culturelle vers des styles différents, le service culturel ouvre de nouvelles pistes. Même pour un jeudi soir, toutes les places étaient réservées et les responsables ont dû rajouter quelques chaises pour passer outre le guichet fermé. Durant pratiquement deux heures et juste avec une voix (mais quelle voix!….) et une contrebasse, Musica Nuda a conquis son auditoire.

Jubilation à l’état pur
Une voix (Petra Magoni) et une contrebasse (Ferrucio Spinetti), et le tour est joué pour un récital d’une Musica Nuda qui va à l’essentiel des rythmes et des mélodies souvent déjà entendues. Tandis que la première utilise son timbre comme un instrument et vit physiquement sa musique, le second donne le tempo et accompagne dans l’ombre, les envolées et les silences. On y passe avec une déconcertante facilité du chaleureux grave aux trilles stridentes, à la limite du cri. Et entre les deux, complicité et humour sont de mise et le public est interpellé, voire mis à contribution pour chanter et entrer dans la danse.

Classiques revisités
Lors de ce récital, Musica Nuda a offert quelques nouveautés que l’amateur retrouvera sur son CD qui doit sortir en mars prochain: «Vous avez une Fnac à Douarnenez?». Des mélodies parfois commentées avec humour et servies par la chaleur et la jubilation de la langue italienne. La reprise du «Z’avez pas vu Mirza?», de Nino Ferrer, a permis de délier les cordes vocales pour ensuite balader le public autour d’une amusante «Table dé la nuite». On a aimé
l’incursion chez Bizet avec le «Prends garde à toi» de Carmen et tout autant le «Like a virgin» de Madonna. À la fin du récital, la reprise de «Come together» des Beatles a fait mouche.
Quant à celle de «Ne me quitte pas», la prestation en italien était sans doute belle. Mais détrôner la puissance de Jacques Brel ou encore la force de Nina Simone restera, décidément, très difficile, tant il est sans doute des mélodies mythiques, réfractaires à toute reprise. Il reste que ce jeudi soir fut un très beau rendez-vous avec la nouveauté et la qualité. On en redemande.
· Hubert Orione

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Magoni e Spinetti in show a Firenze tra il jazz, canzone d’autore e punk / Il Tirreno

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Magoni e Spinetti in show a Firenze tra il jazz, canzone d’autore e punk.

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Magoni e Spinetti in concerto con la musica nuda / Corriere della Sera

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Magoni e Spinetti in concerto con la musica nuda

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Le plus bel album de Musica Nuda à ce jour…

Posted By Petra Magoni / Press / Nessun commento

Le nouvel album de Musica Nuda est une belle réussite. Il semble que le duo se bonifie avec le temps, surtout grâce au fait qu’il délaisse peu à peu le principe de la reprise pop, mouvement amorcé depuis leur dernier album chez Blue Note 55-21. C’est d’autant plus courageux de leur part que c’est ce principe qui est à l’origine de leur succès. On se souvient notamment de la reprise du tube de Police Roxanne qui les avaient lancés en 2005.

Nous n’avons dans cet album que trois reprises : Mirza de Nino Ferrer, Mon amour d’Henri Salvador et Felicità de Lucio Dalla, toutes très réussies, plus une adaptation d’Al Jarreau du fameux aria de Bach tiré des suites d’orchestre. Superbe interprétation d’ailleurs de cette pièce classique, pleine de densité et de légèreté en même temps. Le duo avait déjà puisé dans le répertoire classique dans les précédents albums avec un air de Monteverdi dans leur premier album et le tube absolu de Haendel lascia ch’io pianga tiré de Rinaldo dans leur tout premier album. C’est à chaque fois une belle réussite.

Le reste des titres est inédit, composés par le duo ou par d’autres. Il y a parmi ces titres de très belles mélodies, en particulier la plage 2 una notte disperata qui me fait penser à la très belle chanson de Julien Clerc Le cœur volcan.

Mais ce qui frappe le plus à l’écoute de cet album est le coté très intimiste et un peu « retour aux sources » de la formule du groupe, à savoir le recours unique à la voix et la contrebasse et rien de plus. Beaucoup de chansons ne sont que susurrées… J’ai trouvé cette simplicité retrouvée extrêmement agréable. Les quelques rares recours au re-recording se font très discrets et sont toujours de bon aloi.

L’album précédent était sorti chez Blue Note en licence, celui-ci sort sous étiquette Bonsaï Music, leur label de toujours et excellente maison qui a aussi sous contrat Paolo Fresu. Belle écurie transalpine !

Prédisons un beau succès à cet album vraiment très réussi, selon moi le meilleur du duo à ce jour !Le nouvel album de Musica Nuda est une belle réussite. Il semble que le duo se bonifie avec le temps, surtout grâce au fait qu’il délaisse peu à peu le principe de la reprise pop, mouvement amorcé depuis leur dernier album chez Blue Note 55-21. C’est d’autant plus courageux de leur part que c’est ce principe qui est à l’origine de leur succès. On se souvient notamment de la reprise du tube de Police Roxanne qui les avaient lancés en 2005.

Nous n’avons dans cet album que trois reprises : Mirza de Nino Ferrer, Mon amour d’Henri Salvador et Felicità de Lucio Dalla, toutes très réussies, plus une adaptation d’Al Jarreau du fameux aria de Bach tiré des suites d’orchestre. Superbe interprétation d’ailleurs de cette pièce classique, pleine de densité et de légèreté en même temps. Le duo avait déjà puisé dans le répertoire classique dans les précédents albums avec un air de Monteverdi dans leur premier album et le tube absolu de Haendel lascia ch’io pianga tiré de Rinaldo dans leur tout premier album. C’est à chaque fois une belle réussite.

Le reste des titres est inédit, composés par le duo ou par d’autres. Il y a parmi ces titres de très belles mélodies, en particulier la plage 2 una notte disperata qui me fait penser à la très belle chanson de Julien Clerc Le cœur volcan.

Mais ce qui frappe le plus à l’écoute de cet album est le coté très intimiste et un peu « retour aux sources » de la formule du groupe, à savoir le recours unique à la voix et la contrebasse et rien de plus. Beaucoup de chansons ne sont que susurrées… J’ai trouvé cette simplicité retrouvée extrêmement agréable. Les quelques rares recours au re-recording se font très discrets et sont toujours de bon aloi.

L’album précédent était sorti chez Blue Note en licence, celui-ci sort sous étiquette Bonsaï Music, leur label de toujours et excellente maison qui a aussi sous contrat Paolo Fresu. Belle écurie transalpine !

Prédisons un beau succès à cet album vraiment très réussi, selon moi le meilleur du duo à ce jour !Le nouvel album de Musica Nuda est une belle réussite. Il semble que le duo se bonifie avec le temps, surtout grâce au fait qu’il délaisse peu à peu le principe de la reprise pop, mouvement amorcé depuis leur dernier album chez Blue Note 55-21. C’est d’autant plus courageux de leur part que c’est ce principe qui est à l’origine de leur succès. On se souvient notamment de la reprise du tube de Police Roxanne qui les avaient lancés en 2005.

Nous n’avons dans cet album que trois reprises : Mirza de Nino Ferrer, Mon amour d’Henri Salvador et Felicità de Lucio Dalla, toutes très réussies, plus une adaptation d’Al Jarreau du fameux aria de Bach tiré des suites d’orchestre. Superbe interprétation d’ailleurs de cette pièce classique, pleine de densité et de légèreté en même temps. Le duo avait déjà puisé dans le répertoire classique dans les précédents albums avec un air de Monteverdi dans leur premier album et le tube absolu de Haendel lascia ch’io pianga tiré de Rinaldo dans leur tout premier album. C’est à chaque fois une belle réussite.

Le reste des titres est inédit, composés par le duo ou par d’autres. Il y a parmi ces titres de très belles mélodies, en particulier la plage 2 una notte disperata qui me fait penser à la très belle chanson de Julien Clerc Le cœur volcan.

Mais ce qui frappe le plus à l’écoute de cet album est le coté très intimiste et un peu « retour aux sources » de la formule du groupe, à savoir le recours unique à la voix et la contrebasse et rien de plus. Beaucoup de chansons ne sont que susurrées… J’ai trouvé cette simplicité retrouvée extrêmement agréable. Les quelques rares recours au re-recording se font très discrets et sont toujours de bon aloi.

L’album précédent était sorti chez Blue Note en licence, celui-ci sort sous étiquette Bonsaï Music, leur label de toujours et excellente maison qui a aussi sous contrat Paolo Fresu. Belle écurie transalpine !

Prédisons un beau succès à cet album vraiment très réussi, selon moi le meilleur du duo à ce jour !

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Ora Magoni e Spinetti sono proprio “complici” / L’Arena

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Un progetto iniziato quasi per gioco che in oltre otto anni li ha portati sui palche di mezza Europa.

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